Stalking è un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti. In quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori, riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine Stalking.
Alla base delle molestie assillanti c’è un’ossessione totalizzante, dinamica e in continua crescita. Ciò dipende dalla costante esigenza dello stalker di alimentare le proprie emozioni, bisogni, impulsi, desideri e/o intenzioni con stimoli sempre nuovi alla ricerca di soddisfazione e appagamento. In un arco di tempo variabile e a volte imprevedibile comportamenti, da principio apparentemente innocui, possono trasformarsi sino a degenerare e diventare particolarmente aggressivi e violenti (violenza fisica di diversa entità, violenza sessuale, omicidio tentato o consumato). È importantissimo, quindi, non sottovalutare quelle singole condotte che rappresentano indizi della presenza del comportamento persecutorio, poiché una diagnosi tempestiva consentirà di prevedere le azioni dell’autore e le reazioni della vittima al fine di intervenite per evitare o quantomeno limitare i danni.
I comportamenti molesti diventano atti persecutori quando sono:
- consapevoli e intenzionali;
- reiterati, ripetuti e continuati, insistenti e duraturi (per settimane, mesi, a volte anni, spesso a qualsiasi ora del giorno e della notte). Si ritiene che debbano proseguire per un periodo minimo di 4 settimane ed essere replicati per un numero minimo di dieci manifestazioni. Questo è l’aspetto principale che differenzia lo Stalking da un comportamento “normale”. Per esempio, se al tentativo di stabilire un rapporto con un’altra persona questa risponde negativamente, la persona normale capisce che l’altra non è interessata, lo stalker invece continua ad insistere. Oppure, alla fine di una relazione amorosa è normale che il partner abbandonato si senta turbato e tenti (per qualche tempo) di ristabilire un contatto con l’altra persona nella speranza di avere un’altra occasione di ricostruire il rapporto. Se l’altro partner ha chiarito espressamente il suo rifiuto, la persona normale si rassegna, mentre lo stalker continua ad insistere ad oltranza;
- naturalmente devono essere indesiderati, sgraditi e intrusivi tali, cioè tali da creare disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore, ansia o paura nella vittima. La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Il comportamento stalkizzante è stato delineato nei suoi dettagli più specifici che permettono di distinguerlo da comportamenti simili. A tal proposito, sono particolarmente importanti tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di Stalking:
- l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata. In ogni caso, vi è sempre un investimento affettivo nei confronti della vittima;
- lo Stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto. In ogni caso, tali azioni si connotano per ripetitività, insistenza e intrusività. Queste caratteristiche sono quelle che conducono la vittima all’esasperazione;
- la pressione psicologica esercitata dai comportamenti dello stalker pongono la vittima stalkizzata in uno stato di costante allerta, di emergenza e di stress psichico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.
È molto importante sottolineare che lo Stalking non è un fenomeno omogeneo. Pertanto, risulta difficile fare rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
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