Il Mobbing non è sempre uguale, bensì può assumere forme diverse a seconda degli attori coinvolti e del tipo di relazione che li lega.
Iniziamo dal Mobbing orizzontale. Questa forma di Mobbing coinvolge persone che si trovano al medesimo livello gerarchico, si tratta quindi di colleghi. Il mobber e la vittima sono allo stesso livello: due colleghi con pari mansioni e possibilità. Alla base non c’è il potere formale, ma quello informale, che comprende una serie di fattori legati alla sensibilità e alla percezione individuale. Si fonda su invidie, pettegolezzi e gelosie. Concretamente di traduce in competizione, invidia, forme di razzismo, campanilismo dove l’emarginazione e la stigmatizzazione della vittima si basa su aspetti quali la città di provenienza o l’accento.
Nel caso del Mobbing orizzontale, la simpatia del capo o un riconoscimento ad un collega possono attivare meccanismi di invidia che alla lunga possono portare a condotte volte all’eliminazione del proprio avversario.
Generalmente la causa scatenante del Mobbing orizzontale non sono tanto le incompatibilità all’interno dell’ambiente di lavoro quanto una reazione da parte di una maggioranza del gruppo allo stress dell’ambiente e delle attività lavorative: la vittima viene dunque utilizzata come “capro espiatorio” su cui far ricadere la colpa della disorganizzazione, delle inefficienze e dei fallimenti. Va detto che il Mobbing orizzontale è il meno frequente in Italia, anche se le recenti difficoltà di occupazione e di progressione in carriera, favoriscono una “forte competizione” in grado di attivare alti livelli di aggressività e di deterioramento dei rapporti relazionali.
Vi è poi il Mobbing verticale, che è strettamente associato al cosiddetto abuso di potere. In questo caso il mobber è una persona di grado gerarchico superiore a quello della vittima.
In pratica si verifica che il dipendente in oggetto viene privato di incarichi di rilievo, fino a configurare l'assenza di incarichi. Il dipendente è sottoutilizzato, emarginato, non coinvolto nelle decisioni, ignorato. Questa tattica ha lo scopo di logorare psicologicamente il dipendente fino a renderlo oggettivamente inefficiente, passibile di facile eliminazione o autoeliminazione dal gruppo di lavoro.
Alla base del Mobbing verticale vi possono essere: invidia ad esempio per un collaboratore particolarmente brillante che si teme possa superare il proprio capo, la differenza di età, un rendimento considerato insoddisfacente, una minaccia all’immagine sociale.
Va sottolineato come spesso il sistema delle raccomandazioni rappresenta una garanzia per il mobber che, se consapevole di essere “protetto, da più alte cariche, sente di poter agire come meglio crede anche se questo danneggia un altro lavoratore.
Quando il capo è il promotore del Mobbing, i colleghi raramente prendono le difese della vittima perché non vogliono rischiare di mettersi contro un loro superiore. Nella maggioranza dei casi, per quieto vivere o nella speranza di fare carriera, preferiscono assecondare il capo.
Per quanto riguarda il Mobbing ascendente, esso è messo in atto dai subordinati nei confronti del proprio capo. Si tratta di gruppi di dipendenti che si coalizzano contro il proprio superiore, mettendone in discussione l’autorità. L’obiettivo è quello di annientare la figura del capo.
Concretamente il Mobbing ascendente si traduce in:
- isolamento;
- sabotaggio, commettendo volutamente degli errori nel lavoro la cui responsabilità ricade sul capo;
- scavalcamento, ossia i dipendenti non si rivolgono al capo ma ad un suo superiore;
- disobbedienza.
Tutte queste condotte non fanno altro che incidere sull’autostima del capo, amplificando sentimenti di inutilità e la sensazione di non avere più un ruolo all’interno dell’azienda.
Vi è poi il cosiddetto Doppio Mobbing che va letto in termini di interfaccia tra famiglia e lavoro. A livello europeo non si hanno dati significativi su questa tipologia di Mobbing che è legato al ruolo particolare che la famiglia ricopre nella società italiana.
In Italia, il legame tra individuo e famiglia è molto forte. La famiglia partecipa attivamente alla definizione sociale e personale dei suoi membri, si interessa del loro lavoro, della loro vita privata, della loro realizzazione e dei loro problemi. Virtualmente non scompare mai dall'esistenza dei suoi componenti: si fa da parte, forse, ma è sempre presente a fornire consigli, aiuti, protezione. Conseguentemente, possiamo ipotizzare che, in linea generale, la vittima di una situazione di Mobbing tenda a cercare aiuto e consiglio a casa. Qui sfogherà la rabbia, l'insoddisfazione o la depressione che ha accumulato durante una giornata lavorativa passata sotto gli attacchi del mobber. E la famiglia assorbirà tutta questa negatività, cercando di dispensare al suo componente in crisi aiuto, protezione, comprensione, rifugio ai propri problemi. La crisi porterà necessariamente ad uno squilibrio dei rapporti, ma la famiglia ha molte più risorse e capacità di ripresa di un singolo, e riuscirà a tamponare il disagio attuale.
Il Mobbing, però, non è un normale conflitto nè un periodo di crisi che si concluderà presto. Il Mobbing è un lento stillicidio di persecuzioni, attacchi e umiliazioni che perdura inesorabilmente nel tempo, e proprio nella lunga durata trova la sua forza devastante. La vittima soffre e trasmette la propria sofferenza ai congiunti Il logorio finisce con l’attaccare anche la famiglia, che resisterà e compenserà le perdite, almeno per un certo tempo, ma quando le sue risorse saranno esaurite, entrerà anch'essa in crisi.
Infatti, nello stesso momento in cui la vittima si sfoga, è come se delegasse ai suoi familiari la gestione della rabbia, della depressione, dell'aggressività e del malumore accumulati. Quando si arriva ad un livello di saturazione, anche la famiglia più solida e protettiva improvvisamente cambia atteggiamento, cessando di sostenere la vittima e cominciando invece a proteggere se stessa dalla forza distruttiva del Mobbing, secondo un istitnto di autoconservazione. Ciò significa che la famiglia si rinchiude in se stessa adottando un atteggiamento di auto-difesa. La vittima infatti è diventata una minaccia per l'integrità e la salute del nucleo familiare, che ora pensa a proteggersi e poi a contrattaccare. Si tratta naturalmente di un processo inconscio: nessun componente sarà mai consapevole di aver cessato di aiutare e sostenere il proprio caro.
Il Doppio Mobbing indica la situazione in cui la vittima si viene a trovare in questo caso: sempre bersagliata sul posto di lavoro e per di più privata della comprensione e dell'aiuto della famiglia. Il Mobbing a cui è sottoposto è raddoppiato: ora non è solo presente in ufficio, ma continua con altre modalità anche a casa.